Comunità Pastorale "Visitazione di Maria Vergine"

 

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Proseguendo la lettura della Nota pastorale del Card. Scola

 

PER UNA COMUNITÀ SEMPRE PIU’ EDUCANTE

 

 “La “comunità educante” vuol essere un’espressione specifica della Chiesa-comunione, così come essa vive nella nostra diocesi attraverso le diverse comunità cristiane. [..] Pertanto la “comunità educante” non è una “comunità a sé”, ma espressione della vita concreta di una comunità cristiana: in una stessa parrocchia, ad esempio, possono essere proposte diverse comunità educanti – se il numero dei ragazzi/e lo richiede – e tutte saranno espressione dell’unica comunità cristiana che vive in quel territorio. In quanto espressione della comunità ecclesiale, la comunità educante è per i ragazzi/e il volto concreto, fisicamente rintracciabile nello spazio e nel tempo, della chiesa stessa. […] Non si tratta pertanto di aggiungere all’organigramma parrocchiale una ulteriore struttura o gruppo. La “comunità educante” emerge, starei per dire “naturalmente”, dal vissuto reale dei ragazzi/e, cioè da quelle figure educative che di fatto già sono in rapporto con loro e che vogliamo aiutare a riconoscere più consapevolmente questo loro compito dentro la vita di comunità. Sacerdoti e diaconi, religiosi/e e consacrati/e, genitori e nonni, insegnanti (in particolare quelli della religione cattolica), educatori ed animatori, allenatori sportivi, direttori di coro… ogni ragazzo/a è già, di fatto, in rapporto con tutte queste figure, ma assai di rado esse si presentano come portatrici di una proposta unitaria e non vengono quindi percepite come parte di una stessa comunità. Invece una comunità viva e consapevole è la condizione imprescindibile perché i ragazzi incontrino personalmente Gesù come “centro affettivo”, cioè punto di riferimento stabile per la loro vita. Il responsabile dell’iniziazione cristiana di una parrocchia ha quindi una responsabilità specifica: quella di chiamare tutti gli attori dell’educazione dei ragazzi/e a formare una trama di rapporti (la comunità, appunto) che stia davanti ad essi come un unico soggetto educativo con una proposta unitaria che venga fatta da ciascuno degli educatori nell’ambito specifico del loro compito (il catechismo, il riposo, lo sport…). Si tratta, pertanto, di individuare tutte le persone che di fatto, per vocazione, hanno a che fare con i ragazzi in età di iniziazione, per domandare loro di confrontarsi e di coinvolgersi, a partire dal desiderio appassionato di introdurli a Gesù, in un lavoro comune. A questo proposito, i sacerdoti sono chiamati a svolgere il proprio ministero con una particolare cura per la comunione tra le comunità educanti all’interno dell’unità di tutta la comunità cristiana locale e diocesana.[…] Potremmo descrivere lo stile della “comunità educante” come il coinvolgimento comunionale di tutte le figure che vivono un rapporto educativo con i ragazzi/e. Non, quindi, un insieme generico di “educatori” dà vita alla comunità educante, ma il loro reciproco coinvolgersi, tra di loro e con la proposta educativa. Si può anche dire che la comunità educante è la fraternità, l’amicizia in cristo tra tutti gli educatori che hanno a che fare col ragazzo/a. Ciò crea un ambito di relazioni nuove nelle quali il ragazzo/a percepisce un insieme di legami, azioni e gesti da cui impara che far parte di quella fraternità, basata sull’appartenenza a Cristo, è bello e ha futuro. Cambieranno le modalità di questa appartenenza ma il rapporto con il Signore nella chiesa non verrà meno: «Signore, da chi andremo?» (cf. Gv 6,68). Concretamente, gli adulti che formano la comunità educante non si incontrano solo per organizzare cosa fare con i ragazzi/e, ma per vivere in prima persona l’esperienza della fede e della comunione, ovviamente non in modo generico, ma in funzione dello specifico compito educativo dell’iniziazione. La comunità sarà davvero “educante” se per primi coloro che la compongono vivono, come sono capaci, la sequela a Cristo come il fattore di conversione permanente nella loro vita, così che l’unità del loro io, necessaria per educare, si faccia sempre più potente. Il compito educativo rappresenta dunque un’occasione imperdibile per la conversione personale. I membri della comunità educante sono chiamati a lasciarsi educare dall’opera che compiono, devono lasciarsi educare mentre educano”.

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