Comunità Pastorale "Visitazione di Maria Vergine"

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Verso l’estate, approfittiamo del tempo dedicato al riposo

 

Siamo all’inizio del tempo estivo, con questa domenica entriamo nel mese di luglio. Nei prossimi giorni diversi ragazzi delle nostre Comunità insieme alle famiglie e ai nonni partiranno per le vacanza e il meritato riposo. Prima di partire vi invito a leggere le riflessioni che sono riportate di seguito di Enzo Bianchi, Fondatore della Comunità Monastica di Bose (Biella): sono l’invito e l’augurio di vivere una “Buona Vacanza”.

 “È facilissimo andare in vacanza, è molto più difficile inventarsi una buona vacanza. Arsenio, uno dei grandi esponenti del monachesimo eremitico, figura molto popolare tra i cristiani dell’Oriente, era precettore presso la Corte dell’Imperatore Teodosio. Schiacciato dalle responsabilità e dalle fatiche quotidiane ad un certo punto mollò tutto e si ritirò nel deserto in Egitto dove poi morì nel 450 d.C. Mentre pregava Dio di aiutarlo a superare la crisi, udì una voce che diceva: “Fuggi, taci, riposati”.

Su questo episodio Enzo Bianchi così commenta: “FUGGI” … Lasciare il luogo abituale di vita (quando è possibile) diventa decisivo solo se viviamo il distacco in maniera consapevole: significa riconoscere che il luogo in cui viviamo non ci basta. Ammettere che il modo in cui viviamo non è sufficiente a dare un senso alla nostra esistenza. Partire per le vacanze significa anche affermare la nostra capacità di prendere le distanze dal lavoro. Qualunque sia il nostro lavoro, anche se ci piace da impazzire, è importante distaccarcene per un certo tempo, proprio per interrogarci sul rapporto tra noi e lui. È possessivo il nostro lavoro? Ci chiede tanto tempo, troppo tempo? Provate a sostituire alla parola “lavoro” la parola moglie, figli, oppure genitori, e vi accorgerete che anche i legami familiari, affettivi, talvolta corrono il rischio di essere logorati dalla routine e dall’abitudine. “TACI” … Il secondo invito è ad “abitare il silenzio”, oltre che a farlo. Non basta smettere di parlare, bisogna imparare a stare dentro il silenzio. Per riuscirci, non c’è alcun bisogno di prendere l’aereo e scarpinare fino a un villaggio ai piedi dell’Himalaya, oppure attraversare il Mediterraneo come novelli Ulisse per arrampicarsi sui monasteri del Monte Athos.

Se vogliamo sperimentare il silenzio basta approfittare degli spazi che il tempo ci offre. Il mattino presto, per esempio. E’ sufficiente alzarsi mezz’ora prima del solito, isolarsi fisicamente in un angolo della casa e non fare niente (attenzione però, perché su questo tema “non fare niente” sono stati scritti quintali di libri. Andate in una libreria qualsiasi e cercate lo scaffale “Meditazione” e vi renderete conto che il tema è un tantino complesso).

Fare silenzio nella nostra epoca è difficile perché va controcorrente. Siamo infatti inondati di parole, messaggi, suoni, rumori in tutto l’arco della giornata e a volte anche di notte. Al mattino ci si alza e si ascoltano parole, messaggi e musiche che vengono dalla radio e dalla televisione che fanno da sfondo al nostro lavarci, vestirci, fare colazione … Poi si va al lavoro, e di nuovo rumori, telefonate, messaggi. Sul posto di lavoro i rumori e le parole sono quelli professionali, aggravati da un’atmosfera di fretta che toglie il respiro e una volta a casa continuiamo ad assorbire suoni e immagini di quel mezzo di comunicazione unidirezionale che è la televisione.

“RIPOSA” … Il riposo, dunque, può arrivare solo se abbiamo sperimentato con successo i primi due passaggi, il distacco e il silenzio. Solo così il riposo può essere attivo, cioè ristoratore. Non è solo un riprendersi dalle fatiche ma un riappacificarsi, un riconciliarsi con se stessi, con le proprie domande e le proprie contraddizioni”. Dopo queste semplici e umili considerazioni rivolgo a tutti l’augurio di giorni sereni e di vero “riposo”.

                                                                                                                    Don Gigi


 

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